Un bolide nel cielo Emiliano

La sera del primo Gennaio 2020 la rete Prisma ( Prima Rete per la Sorveglianza sistematica di Meteore e Atmosfera ) informa che un frammento di corpo celeste vagante nello spazio è entrato negli strati alti dell’atmosfera, e probabilmente si è frantumato precipitando a terra con una scia luminosa. Erano le 18:26:54 UT le prime stime hanno dato una profondità di penetrazione di circa 20 km, questa prima informazione ci fa capire che il bolide si è spento molto in basso rispetto ad altri casi riscontrati negli anni passati. Inoltre l’inclinazione di caduta di 68° ci indica una zona ristretta per un eventuale recupero di frammenti. Giovedi 2 gennaio alle 15,33 Albino Carbognani (ricercatore dell’ INAF ) invia al gruppo Asteroidi UAI una comunicazione indirizzata principalmente ai membri dell’osservatorio di Cavezzo dove chiede se avevano visto il bolide della sera prima, ipotizzando anche che qualcosa poteva essere arrivato al suolo “(roba piccola,alcuni centinaia di grammi al più), nella zona di Disvetro,vicinissimo a Cavezzo.” chiedendo se come osservatorio erano giunte qualche segnalazione da parte dei residenti.

Da questo momento parte una ricerca sistematica per cecare di trovare alcuni frammenti del bolide.  

le indicazioni sono piuttosto semplici: si presenta come un “piccolo sasso ricoperto da una patina scura e con gli angoli smussati”, bruciato e levigato dall’intenso attrito generato quando è entrato dallo spazio in atmosfera.

Sabato 4 gennaio 2020, un ciclista di Mirandola, Davide Gaddi, mentre era a passeggio con il suo cane lungo l’argine del fiume Secchia, vicino a Cavezzo (MO) ne individua due frammenti. Frammenti la cui natura extraterrestre viene poi confermata dall’ esperto di meteoriti Romano Serra, dell’Università di Bologna, , che ha confermato che ci troviamo in presenza della prima meteorite italiana ritrovata grazie a un metodo  sistematico. Il nome ufficiale di questo sasso cosmico sarà quello di meteorite Cavezzo.

Nel frattempo arriva una prima analisi dei dati delle camere Prisma.

Il bolide è stato osservato per la prima volta a 76 km di quota, mentre percorreva una traiettoria inclinata di circa 68° rispetto alla superficie terrestre. La velocità di ingresso del meteoroide in atmosfera è stata relativamente bassa, circa 12 km/s, ma l’elevato angolo di caduta ha dato luogo ad un intenso processo di ablazione che ha portato il bolide a brillare con una magnitudine assoluta compresa fra -7 e -8. La massa iniziale stimata per il meteoroide è di diversi kg e, durante la caduta, è andato incontro ad un processo di disgregazione, in particolare a 50 e a 30 km d’altezza. L’ultima quota osservata è stata a 21,7 km, poi il bolide si è estinto.

A sinistra, la quota del bolide in funzione del tempo. L’intero fenomeno è durato circa 5,5 secondi. A destra, la velocità del bolide in funzione della quota. Le linee continue sono quelle del modello dinamico del bolide. La velocità di ingresso in atmosfera si attesta sui 12 km/s

Prime analisi

L’orbita del meteoroide che ha dato vita al bolide associato alla meteorite Cavezzo è di tipo asteroidale, con afelio – il punto dell’orbita più distante dal Sole – nella zona interna della Fascia Principale degli asteroidi. La meteorite è classificabile come condrite, molto fragile peraltro. Nella meteorite maggiore si nota una crosta di fusione principale e una secondaria. Quella secondaria si è creata solo dopo che il meteoroide è esploso in volo, scagliando frammenti (fra cui quello raccolto), in tutte le direzioni.

In questo momento le analisi chimico-fisiche sulle due meteoriti vengono condotte dall’Università di Firenze che è all’interno della collaborazione PRISMA. I risultati saranno noti non prima di diverse settimane.

1) Ecco in dettaglio le misure a cui saranno sottoposti i campioni per determinarne le caratteristiche e la classificazione:

  • saranno pesati con una bilancia di precisione e fotografati a vari ingrandimenti
  • sarà determinata la densità con una bilancia di Mohr-Westphal
  • sarà realizzata una scansione 3D con uno scanner a luce strutturata
  • su una sezione sottile petrografica saranno determinate le caratteristiche petrografiche, tra cui il tipo petrologico,  la tipologia e dimensione delle condrule, il grado di shock
  • analisi SEM (Microscopio Elettronico a Scansione) e EDS (Spettrometria per Dispersione di Energia) saranno invece utilizzate per studiare la tessitura fine, la mineralogia modale e per effettuare mappe a raggi X.
  • la cristallochimica delle fasi maggiori e minori sarà investigata attraverso microanalisi WDS (Wavelength Dispersive X-Ray)
  • l’analisi composizionale bulk sarà invece ottenuta con le tecnica XRF (X-ray fluorescence spectroscopy) per gli elementi maggiori e minori e con ICP-MS (spettrometria di massa a plasma accoppiato induttivamente) per le tracce.
  • misure con spettroscopia di riflettanza VIS-NIR saranno condotte, presso l’INAF- IAPS, da Cristian Carli.
  • la formula isotopica dell’ossigeno sarà determinata presso la Open University da Richard Greenwood e Ian Franchi.
  • presso il Laboratorio del Monte dei Cappuccini dell’INAF-Osservatorio Astrofisico di Torino sotto la supervisione di Carla Taricco verrà misurato lo spettro in raggi gamma per determinare l’abbondanza di radioisotopi cosmogenici, la dimensione del corpo progenitore e la profondità del frammento in esso
  • saranno effettuate misure su radionuclidi per determinare la cosiddetta CRE (cosmic ray exposure) e su isotopi stabili per comprendere al meglio gli aspetti genetici della meteorite.
  • uno studio sulla crosta di fusione permetterà inoltre di caratterizzare i processi di transito e di frammentazione in atmosfera che hanno interessato questo meteorite.

1) Daniele Gardon – Dov’è ora la meteorite di capodanno? (http://www.prisma.inaf.it/)

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