Crateri lunari

La craterizzazione sulla Luna  è molto diffusa e diversificata da un punto di vista morfologico. Questi sono causati da asteroidi e comete, nella Luna ne contiamo un numero impressionante: più di 300.000 superiori al chilometro di diametro. I più “vecchi” sono datati oltre 4 miliardi di anni fa, altri si sono formati in epoche successive ed hanno letteralmente stravolto la superficie lunare. Anche ai nostri giorni si continuano a osservare impatti ed è per questo che è attivo un   programma di ricerca avviato dalla Sezione di Ricerca Luna dell’UAI (Unione Astrofili Italiani) che consiste nel monitoraggio degli impatti lunari provenienti dallo spazio esterno che vanno a colpire a forti velocità la superficie del nostro satellite naturale. (Se volete saperne di più).

Abbiamo crateri che si presentano con bordi elevati e con picchi al centro circondati da campi di macigni, altri, invece, sono privi d’orli e tendono a disporsi lungo la superficie dei mari ed alcuni di essi in particolare sono dotati d’aloni scuri; altri sono sprofondamenti di materiale superficiale in un vuoto sottostante.

Tra i crateri più visibili ricordiamo:

Tycho è un cratere lunare localizzato nella parte collinare a sud della faccia visibile della Luna. È dedicato all’astronomo danese Tycho Brahe. E’ un cratere relativamente piccolo, ha un diametro di 85 km e un’età stimata di circa 108 milioni di anni. La raggiera molto estesa, creata a seguito dell’impatto che ha generato il cratere, è invece osservabile anche a occhio nudo dalla Terra. L’asteroide dal cui impatto è stato generato il cratere era grande quasi quanto quello che causò l’estinzione dei dinosauri circa 65 milioni di anni fa e probabilmente apparteneva alla stessa famiglia di 298 Baptistina. Nel film di  2001: Odissea nello spazio, il cratere Tycho è il luogo nel quale viene trovato un impenetrabile monolito nero, denominato “Tycho Magnetic Anomaly-1” o “TMA-1”, lasciato da misteriosi extraterrestri quattro milioni di anni prima.

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Copernicus, visibile a nord-est rispetto al centro della faccia visibile: 93 km di diametro con pareti molto scoscese, alte più di 3500 metri nel lato orientale ed è situato in una zona sopraelevata di terreno, nel bel mezzo dell’Oceano delle Tempeste. Ha pareti terrazzate che sono una conseguenza dello scivolamento gravitativo di grossi blocchi rocciosi resi incoerenti dall’energia sviluppata durante l’impatto,ed una raggiera di 800 km. Il pianoro interno non è stato invaso da colate laviche, probabilmente per la recente data di formazione della struttura. La superficie interna è collinosa nella metà meridionale, mentre più a nord è relativamente piana. La formazione centrale è formata da tre montagne isolate che si innalzano fino a 1,2 km sul livello del pianoro interno. Questi picchi sono separati da valli e approssimativamente allineati in direzione est-ovest. Osservazioni infrarosse condotte negli anni 80 hanno determinato che questi picchi sono principalmente formati da una forma femica di Olivina. Nel 1966 l’interno di questo cratere fu fotografato dal Lunar Orbiter 2. Questa foto, tra le prime a mostrare dettagli del suolo lunare da distanza ravvicinata suscitò scalpore e fu indicata come Immagine del Secolo.

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Kepler  collocato vicino al cratere precedente è un cratere lunare situato tra l’Oceanus Procellarum ad ovest ed il Mare Insularum ad est, a nord-nord-ovest del cratere Enke, 32 km di diametro e 3,5 di profondità. Il cratere è dedicato all’astronomo tedesco Giovanni Keplero.

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Petavius, cratere disposto in prossimità del bordo orientale della Luna, più o memno ovale a seconda della librazione lunare. La parete esterna ​​è insolitamente ampia in proporzione al diametro di 182 km. e presenta un doppio bordo lungo i lati sud e ovest. La cinta montagnosa si innalza per circa 3,3 km sul piano circostante e nella parte SO è interessata da una profonda spaccatura che parte da un piccolo cratere disposto al centro del bordo meridionale (Petavius C) e occupa quasi un quarto dell’intera circonferenza. Ma rimane senz’altro il fondo la parte più interessante del cratere, infatti qui vi si trova la profonda spaccatura Rima petavius che parte dal picco centrale e arriva al bordo con una lunghezza di 80 Km. Abbiamo anche altre rimae più piccole un pò dappertutto, ma prevalentemente nella parte settentrionale del fondo.

Fine seconda parte

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