Le Comete – 2° Parte

Nuove e vecchie scoperte

Una cometa nasce senza coda ne crosta ma man mano che si avvicina al sole per la prima volta il calore del sole vaporizza il ghiaccio sulla superficie lasciando dietro di sé solo la polvere che era intrappolata nel ghiaccio. La polvere forma uno strato che ricopre il nucleo ghiacciato della cometa, ma attraverso ogni orbita il calore del sole Riscalda la polvere trasformandola in una crosta sempre più dura. La NASA alla ricerca di un obiettivo adatto studia la traiettoria esatta della cometa, questa è la chiave per ottenere un punto di incontro perfetto, ma come possiamo prevedere il percorso di una cometa senza vedere un’orbita nella sua completezza?. le comete sono enigmi ghiacciati sappiamo  poco  dei loro immensi viaggi nello spazio perché le vediamo solo quando si avvicinano al nostro pianeta. C’è  sempre molto clamore quando una cometa si avvicina alla terra ed è possibile vederla nel cielo, questo per esempio è successo per la cometa di Halley.

In realtà noi viviamo in un ambiente pieno di comete, esistono tante piccole comete che  noi non vediamo dalla Terra, le comete sono visibili dal nostro pianeta solo quando iniziano a formarsi le loro vaste code. Le comete producono questo spettacolo solo quando sono vicine al sole, l’origine della coda di una cometa risiede dentro il nucleo, mentre la cometa si avvicina al sole sacche di gas ghiacciato si riscaldano ed eruttano in getti di ghiaccio espellendo nello spazio fino a 3 tonnellate di polvere gas al secondo, da qui la formazione di una coda scintillante che riflette la luce proveniente dal sole rendendola bianca.

Le comete possono essere spettacolari, possono avvicinarsi così tanto alla terra dell’apparire in cielo in un fascio di luce, possiedono una lunga coda che a volte è così luminosa da poter essere vista occhio nudo e ruotano intorno al sole spostandosi nel cielo nell’arco di settimane o mesi poi scompaiono nell’oscurità e a volte non le rivediamo mai più. Ma gli astronomi e anche astrofili  sono in grado di individuare le comete persino quando non possono essere viste dalla terra a occhio nudo.

Quando un orbita avvicina la sua cometa al sole, la coda di polvere lascia dietro di sé una scia di detriti, ogni volta che la cometa ritorna la coda lascia altra polvere e quando la terra attraversa questa scia granulosa le particelle di polvere bruciano nell’atmosfera creando uno sciame meteorico. Se conosciamo l’orbita di una cometa allora in teoria possiamo osservare quelle orbite nel tempo e vedere se all’avvicinarsi alla terra la cometa potrebbe colpirci.

La coda di polvere delle comete non rivela solo di quali sostanze chimiche compongono queste palle di neve, ma anche la direzione delle loro orbite. Tuttavia le comete non lasciano solo uscire scie di polvere, producono anche un misterioso gas blu, la seconda coda è alimentata dal Sole. La nostra Stella emette ingenti quantità di raggi ultravioletti ed espelle anche un potente flusso di elettroni e protoni chiamato vento solare, il vento solare e la radiazione ultravioletta si uniscono alla cometa formando la coda blu. Quando la radiazione ultravioletta colpisce la sfera gassosa che circonda il nucleo crea un plasma di colore blu intenso, a quel punto il vento solare espelle questo plasma in una linea retta producendo quella che gli scienziati chiamano la coda di plasma.

Il risultato sono comete che oltrepassano la terra ancora più spettacolari, ma questa coda blu è vulnerabile, il sole può farla e disfarla. Nel 2007 La cometa Encke stava passando vicino al Sole quando una potente tempesta solare ha fatto esplodere la cometa distruggendone la  coda di plasma, una sonda della NASA ha catturato questo evento straordinario, la prima prova che le comete possono perdere la loro coda di plasma.

la perdita della coda della cometa Encke – credit NASA

La cometa di Encke è ritenuta la fonte di due sciami meteorici, quello delle Tauridi di novembre (divise in due sub radianti, ovvero le Tauridi Nord e le Tauridi Sud, visibili da fine ottobre a metà novembre), e quello delle Beta Tauridi, visibili dalla fine di giugno all’inizio di luglio. Questo corpo celeste ha un diametro del nucleo cometario di 4,8 km Se bene Encke vaghi  intorno al sole gran parte delle comete possiedono orbite che si estendono fino ai margini del sistema solare ed anche oltre come ha dimostrato la prima cometa interstellare l2/Borisov. Queste instancabili viaggiatrici nascondono Il segreto di uno dei più grandi misteri della Scienza. Le comete che vediamo passare vicino alla Terra sono i residui della formazione del nostro sistema solare.

Il nostro sistema solare è nato 4,6 miliardi di anni fa quando l’onda d’urto di una Supernova ha trasformato la polvere cosmica in un gigantesco anello rotante. Gran parte dei detriti si sono uniti originando il sole e i pianeti, ma come si sono formate le comete?. Le comete orbitano intorno a due grandi zone del sistema solare la più vicina si trova proprio al di là di Nettuno in una regione chiamata fascia di Kuiper, un enorme anello di detriti ghiacciati, ma a una distanza 1000 volte superiore a quasi un anno luce di distanza splendono ancora più comete, la cosidetta nube di Oort, una gigantesca palla di neve cosmica unita a masse grandi quanto montagne di 2 trilioni di ghiaccio e polvere. Le comete si trovano ai confini del nostro sistema solare e si estendono per un quarto di tragitto fino alla stella più vicina quindi sono molto lontane, alcune comete sono così distanti che non le vedremo mai.

Fascia principale degli asteroidi

Di tanto in tanto le comete raggiungono l’interno del sistema solare così da poter essere studiate dalla terra, potrebbero rivelare il modo e il luogo della nascita delle comete. Nel 2000 la sonda della NASA Stardust ha catturato polvere proveniente dalla coda di una cometa e 6 anni dopo ha riportato i campioni sulla terra per poter essere studiata. Gli scienziati pensavano che le comete si formassero ai confini ghiacciati del sistema solare dove le troviamo oggi, ma le analisi chimiche della polvere della cometa hanno confutato questa teoria, Sono rimasti profondamente sorpresi di scoprire che sbagliavamo e di grosso, quello che hanno visto infatti erano minerali costituiti interamente da titanio calcio e ossidi lunari che dovevano essersi formati a temperature elevate di miliardi di gradi centigradi, ovviamente erano molto vicini al Sole. Le comete sono nate all’interno del sistema solare e non nelle fredde regioni esterne in cui si trovano oggi. Com’è possibile che il materiale formatosi vicino al sole si è finito la miliardi di chilometri di distanza nella nube di Oort? .

4,6 miliardi di anni fa il sistema Solare era una nube vorticosa di polvere e gas che si sono fusi plasmando pianeti giganti come Giove, la sua gravità ha catturato parte della polvere e rocce rimanenti inviando il resto nello spazio cosmico a miliardi di chilometri di distanza. Queste rocce si sono unite al gas congelato e al ghiaccio formando le comete che oggi vediamo nella nube di Oort.  Le comete percorrono grandi distanze dalle profondità del nostro sistema solare sfrecciano verso il sole a centinaia di migliaia di chilometri orari e a volte si presentano in incognito. Al di là dell’orbita di Saturno gli astronomi hanno individuato un oggetto roccioso che si muove lentamente con un diametro di oltre 150 km. All’inizio pensavano che fosse un nuovo pianeta, fin quando la roccia senza vita non è diventata più luminosa, grazie alla crescita di una coda. E’ sia un pianeta che una  cometa, Chirone è stato il primo di una nuova tipologia di corpi cosmici, i centauri le più grandi comete vaganti del sistema solare.

I centauri un pò asteroidi un pò comete

Scoperto nel 1977, Chirone fu il primo planetoide a essere categorizzato come centauro, perché, proprio come la sua mitologica controparte, esibiva una natura ibrida, in questo caso a metà tra asteroide e cometa. Oggi gli scienziati ritengono che nel sistema solare esistano più di 44.000 centauri, concentrati principalmente tra le orbite di Giove e Plutone e per la maggior parte “dormienti”. Chirone ha invece lasciato intravedere in diverse occasioni il suo lato più appariscente, mostrando agli astronomi variazioni di luminosità e fenomenologie tipiche dell’attività cometaria.

La scoperta dei Centauri ci ricorda che le nostre conoscenze sulle comete sono ancora in evoluzione, oggi Gli astronomi ritengono che le comete celino indizi sull’apparizione della terra.

Nuovi studi e nuove scoperte ci porteranno un giorno a capire da dove veniamo.

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